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QUEL TOCCO CHE CURA

La manipolazione corporea anche negli ospedali, a fianco di pazienti con disturbi neurologici o colpiti da tumore. Gli effetti? Rilassanti, antidolorifici e, sembra, positivi sulle difese immunitarie. Ecco alcune esperienze significative

Forse una carezza non guarisce, ma certamente può dare sollievo. Tutti ricordiamo la mano della mamma che fa passare «la bua», ma anche la capacità di certi medici di farci sentire meglio solo sfiorandoci la fronte. E le medicine manipolative – quelle cioè che si basano sul contatto fisico, pressione o manipolazioni, appunto – si confermano come uno strumento terapeutico importante. Che arriva da mondi diversi – tutte le medicine tradizionali propongono anche massaggi – per integrarsi con la medicina moderna. «È una vera rivoluzione: con la manipolazione professionale si può trattare il 70 per cento delle patologie più diffuse», spiega Lorenzo Capello, medico fondatore dell’Olismologia e autore di saggi sul massaggio terapeutico pubblicati da Tecniche Nuove. «Il massaggio clinico non ha niente a che vedere con i trattamenti estetici. È uno strumento terapeutico. Una scoperta, o meglio una riscoperta, in anni in cui la medicina è sempre più asservita alla farmacologia e alla diagnostica, e si sta perdendo il contatto con il paziente ». Invece, spiega Capello, la medicina dovrebbe mettersi al servizio del corpo, riportarlo al centro del processo terapeutico. «Occorre imparare a riattivare l’energia corporea: un elemento centrale, visto che è ciò che differenzia il vivente da un cadavere », prosegue il medico. «Pensiamo al nostro corpo come a una lampadina: se non si accende, prima di cambiarla perché è bruciata non è il caso di provare a riavvitarla?».

Migliorano l’umore
Non invasivi per definizione, i trattamenti manipolativi non sono per questo superficiali. D’altronde la pelle non è solo la protezione del nostro corpo, ma un organo importante e ricco di terminazioni nervose. E gli studi che confermano gli effetti di un contatto finalizzato sono sempre più numerosi. Una ricerca realizzata nel 2010 presso il Cedars-Sinai Medical Center e l’università della California, Los Angeles, mostra come anche una semplice seduta di massaggio svedese provochi nell’organismo cambiamenti osservabili che potrebbero avere effetti sul sistema immunitario. E qualche anno fa uno studio apparso sul The Journal of Neuroscience segnalava che il massaggio serve a promuove lo sviluppo cerebrale dei piccolissimi. Altre ricerche mostrano che può essere utile ai pazienti oncologici per alleviare il dolore e migliorare l’umore (Annals of Internal medicine) a pazienti depressi (Università di Taiwan), anche a malati di Aids: e in questo caso si tratta di una rassegna degli studi più recenti sul tema, realizzata dal gruppo Cochrane , uno dei più severi revisori della validità scientifica della ricerca medica .
Farsi un’opinione precisa in base a questi studi non è facile, per la natura stessa dei trattamenti che rende difficile organizzare studi in doppio cieco, e perché spesso le rassegne mettono insieme tecniche diverse, osteopatia e chiropratica che sono sistemi terapeutici nati nel diciannovesimo secolo negli Usa e in Canada, massaggi tradizionali come quello ayurvedico o il massaggio cinese tuina, sistemi di manipolazione energetica come lo shiatsu che non è un atto medico e non viene praticato da terapisti ma da operatori. E altro ancora.
Però bisogna imparare a distinguere. «Qualsiasi contatto manuale produce qualche effetto benefico, se non altro perché libera endorfine, ormoni del benessere », spiega Antonella Braglia Orlandini, medico e osteopata «Ma bisogna distinguere tra un massaggio che ha un effetto solo sintomatico, anche se spesso utile, se non altro per limitare il ricorso a farmaci antidolorifici, e una vera e propria terapia basata sulla manipolazione, che punta alla risoluzione del problema». Nel caso dell’osteopatia infatti si parte da una diagnosi che non è quella della medicina ufficiale ma punta comunque a individuare le cause del malessere: può succedere per esempio che il paziente lamenti un dolore alla schiena, e che se ne individui la causa in un problema all’apparato digerente. «In osteopatia la colonna è la punta dell’iceberg di problemi che riguardano tutto il corpo», conferma Braglia. Come ben sa chi conosce queste tecniche – ma anche in medicine complementari come l’agopuntura – succede spesso che il paziente arrivi lamentando un sintomo, che spesso riguarda l’apparato osteoarticolare, per poi scoprire che il problema arriva da più lontano, e che il trattamento può avere obiettivi più ambiziosi. E, spesso, aiutarlo a riconquistare un benessere più generale, e in qualche caso anche a modificare il proprio stile di vita.
Sono sempre più numerose, d’altronde, le ricerche che traducono in effetti fisiologici il benessere percepito dai pazienti. «Alcuni studi prendono in considerazione i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, altri la diminuzione delle citochine infiammatorie» spiega Braglia. L’osteopatia è una delle tecniche più studiate, anche in Italia: diverse ricerche evidenziano i parametri biologici che stanno alla base degli effetti antidolorifici e antiinfiammatori dei trattamenti, mentre una ricerca come quella avviata dalla scuola Cio di Bologna su pazienti con fibromialgia traduce i vantaggi percepiti dai pazienti calcolando la riduzione nel consumo di farmaci analgesici e ansiolitici.

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