skip to Main Content
QUELLI CHE TI FANNO IL PACCO

QUELLI CHE TI FANNO IL PACCO

Nco, ovvero «Nuovo commercio organizzato» . Comprende cooperative agricole che producono su terreni confiscati alla camorra. Dalle passate alla pasta, dalla marmellata alle verdure sott’olio, storie di lotta e di testimonianza. Per crescere nella legalità

Ti racconta la sua storia, che è la somma di tante storie, con la passione e leggerezza di chi le cose le sente e vive fin nel midollo delle sue ossa, ma senza presunzione. Di chi con i fatti ha dato una svolta a un ambiente costretto nella morsa di un potere illegale gestito all’ombra o al sole, tanto non fa molta differenza. Si chiama Simmaco, un nome unico come appaiono uniche le iniziative di cui si fa portavoce. Simmaco Perillo, amministratore del consorzio Nco che a dispetto dell’inquietante riferimento alla nota associazione mafiosa, significa Nuovo commercio organizzato. Un nome che è ben più di uno sberleffo a quel potere, ma simbolo di un’attività che raduna tante cooperative in un filone di lotta e testimonianza, grazie alla coltivazione di terre sottratte alla camorra, per dire in questo modo che un’altra realtà si può vivere.
Nco ha dato vita in Campania a una particolare azione di veicolo dei propri prodotti: «Facciamo un pacco alla camorra», un contenitore di prodotti tipici e di qualità, dalla pasta alla passata di pomodoro, spesso bio, fino ai detersivi ecologici, che viene venduto in migliaia di pezzi per fare conoscere le attività produttive delle varie cooperative (vedi box).
Abbiamo incontrato Perillo a Maiano, nel casertano, nella sua cooperativa, per raccontare questa realtà ai lettori di V&S.
«Nuovo commercio organizzato» nasce come proposta di idea di produzione agricola che è anche una provocazione verso le forze, quelle mafiose,  avverse alla crescita di realtà come la vostra. Ci puoi spiegare in sintesi chi siete e come siete arrivati alla creazione di Nco?
«Siamo una rete di cooperative e associazioni che negli anni, pur non conoscendosi tra loro, hanno operato una scelta, quella di occuparsi di quei simboli che una volta erano il segno dello strapotere criminale e camorristico. Nel tempo ci siamo incontrati e riconosciuti nella prassi, nel prendersi cura degli altri attraverso la cura del proprio territorio, investendo nei propri contesti territoriali per costruire welfare di comunità. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare il Comitato Don Peppe Diana e l’associazione Libera, e abbiamo capito che quello era il luogo giusto dove far nascere e costruire un nuovo modello di sviluppo locale, a partire dalle parole: da nuova camorra organizzata a Nuova Cooperazione Organizzata».
È davvero possibile produrre cibo sano in territori così devastati dal punto di vista ambientale?
«Non solo si può fare, ma si deve fare. Possiamo risollevare le sorti del nostro territorio solo se abbiamo il coraggio e la tenacia di fare prodotti di alta qualità. E se oggi a Casal di Principe i terreni confiscati e gestiti dalla cooperativa sociale “Eureka” producono verdura e frutta biologica vuol dire che si può, che si deve, che si sta già facendo».
Quali sono gli ostacoli normativi che andrebbero superati per facilitare lo sviluppo del vostro consorzio.
«Credo che non abbiamo bisogno di nessuna legge speciale o particolare, basterebbe semplicemente far funzionare in modo efficace ed efficiente quelle già esistenti».
«Facciamo un pacco alla camorra» è l’iniziativa simbolo del vostro commercio. In cosa consiste e a chi si rivolge?
«È il risultato di un progetto in rete che quest’anno ha visto coinvolte 16 imprese, tra cui cooperative sociali, imprese che hanno denunciato il racket e associazioni.
L’iniziativa è promossa dal Comitato Don Peppe Diana, che da quell’evento tragico della sua morte e in suo nome ha tenuto in vita e intende promuovere una filiera produttiva etica partendo dalle attività sociali sorte proprio nei luoghi che una volta erano simbolo di violenza e di sopraffazione e oggi, invece, sono rinati a nuova vita grazie alla collaborazione tra le istituzioni e tutte le realtà sociali del territorio».
Avete subito, anche di recente, azioni intimidatorie per tentare di scoraggiare la vostra impresa produttiva?
«In questi anni di attività sui beni confiscati alla camorra possiamo tranquillamente dire che vari sono stati i tentativi. Ricordo gli atti vandalici sull’immobile a Maiano di Sessa Aurunca, la distruzione dell’impianto di irrigazioni al pescheto sui terreni a Casal di Principe con le precedenti minacce, l’incendio del grano sui terreni a Pignataro Maggiore. E infine i quattro colpi di pistola nel cancello d’ingresso del ristorante pizzeria sociale Nco, a San Cipriano D’Aversa. Ti posso assicurare, però, che tutto questo non ci ha intimoriti, anzi siamo sempre più convinti che siamo sulla strada giusta. E con tanta umiltà, ma anche con tanta caparbietà, continueremo il nostro percorso di riscatto, convinti che si può fare, soprattutto se riusciremo a costruire reti sempre più significative tra il mondo del non profit, il mondo profit, i cittadini e le istituzioni».
Quali sono i vostri obiettivi futuri? E cosa vorreste chiedere al nuovo governo che si è insediato?
«Rinforzare la rete di vendita dei prodotti a marchio Nco, consolidare la filiera agroalimentare e sociale, costruire la filiera del turismo sociale e sostenibile e dare vita al distretto di economia sociale. Siamo infatti convinti che l’economia sociale sia l’antidoto alle economie criminali che oggi imperversano sul nostro territorio, e non solo. Al nuovo governo e a tutte le forze politiche in campo chiediamo un marchio di qualità sanitaria dei nostri territori e dei nostri prodotti. Vogliamo la mappatura di tutti i terreni della nostra provincia per avere chiaro quali siano i terreni inquinati e adoperarci per bonificarli attraverso l’incentivazione del “no food”. E per quei terreni sani costruire un marchio di qualità per rilanciare l’economia attraverso la vendita dei prodotti di quella che una volta i latini chiamavano Terra felix».
Come riceverlo
«Facciamo un Pacco alla Camorra» è il risultato di un progetto in rete che vede coinvolte 16 imprese , tra cui cooperative sociali, imprese che hanno denunciato il racket, associazioni, promosso dal Comitato Don Peppe Diana. L’iniziativa intende dare risalto a una filiera produttiva etica partendo dalle attività sociali sorte proprio nei luoghi che una volta erano simboli di violenza e di sopraffazione e oggi, invece, sono rinati a nuova vita grazie alla collaborazione tra le istituzioni e tutte le realtà sociali del territorio. Con un marchio unico a ombrello «Nco – Nuovo commercio organizzato», attraverso il riuso produttivo e sociale dei beni confiscati alla camorra e dei beni comuni su «Le Terre di Don Peppe Diana

La Lega Vita e Salute è tra i partner dell’iniziativa.
Info: tel/fax 081/8926528, info@ncocommercio.com,
internet http://ncocommercio.myshopify.com/

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

Share This
Back To Top

Per consentirti la migliore esperienza di navigazione, abbiamo configurato il nostro sito internet in modo da consentire i cookie. Continuando la navigazione, acconsenti all'uso degli stessi. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi