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Se I Ragazzi Non Amano Le Verdure (né La Frutta)

Se i ragazzi non amano le verdure (né la frutta)

Molti bambini e parecchi ragazzi non amano mangiare la frutta e la verdura.

Non è una novità e con questo dato di fatto si scontrano genitori e insegnanti. Almeno quelli che si pongono il problema, dato che è noto da tempo che il consumo regolare di questi alimenti vegetali (4-5 volte al giorno suggeriscono le autorità sanitarie internazionali) è collegato alla riduzione del rischio per molte patologie acute (raffreddori, influenze, ecc.) e per diverse malattie croniche e degenerative come, per esempio, l’infarto cardiaco, l’ictus cerebrale, il diabete, l’osteoporosi, l’asma, le allergie, alcuni tumori, ecc.

Gran parte di queste patologie si manifestano in età adulta, ma mettono radici nell’organismo molto presto. Anche per questo è importante che i bambini e i ragazzi adottino il più presto possibile buone abitudini alimentari. Incluso il consumo regolare di un piatto di ortaggi crudi come apertura del pranzo e della cena e di un paio di frutti di stagione negli spuntini.

Fin qui la teoria, ma il passaggio alla pratica per chi è responsabile dell’educazione e dell’alimentazione dei minori non è sempre facile. I quali, alla proposta di mangiare frutta, verdure o minestroni, rispondono spesso con un deciso diniego, giustificato con motivazioni molto varie. Vediamo qualche suggerimento per avviare i bambini e i ragazzi alla buona abitudine di consumare vegetali freschi:

  • Non proibite, non minacciate
    Non credo produca buoni risultati adottare il metodo delle proibizioni, delle forzature o addirittura delle minacce. Che funzionano solo per pochissimo tempo. Soprattutto se, ed è inevitabile, gli interessati «mangiano la foglia».
    Ecco qualche esempio di frasi assai comuni, ma francamente poco utili: «Smettila di piluccare! Il pane si mangia solo dopo la pasta! Devi mangiare di tutto! Devi mangiare tutto! Sbrigati! Svelto perché si raffredda! Le carote ti fanno bene! Se mangi l’insalata ti do il gelato».
  • Curare l’orto è un buon metodo
    Le cose vanno meglio se i bambini possono sperimentare  la preparazione e, quando possibile, la coltivazione di frutta e verdure. A questo proposito, esperienze recenti (tra le molte, anche italiane, quella della scuola inglese St. Andrew’s School a Shifnal, Shropshire, www.st-andrews-shifnal.co.uk) testimoniano che far seminare le carote ai bambini, raccoglierle al punto giusto con le proprie mani e prepararle per il consumo con l’aiuto degli educatori  è il miglior modo per far aumentare il consumo di questo importante ortaggio durante la refezione scolastica.
    Il responsabile del servizio mensa della St. Andrew’s School afferma con decisione: «Si possono servire a 100 bambini le carote persuadendoli a mangiarle, se anche solo due di queste sono state coltivate nel giardino della scuola». Una strategia che probabilmente si rivela più efficace del raccontino (incomprensibile per i più piccoli e lontano mille miglia dalla sensibilità degli adolescenti) sull’utilità delle carote per la salute.
    Gli scolari inglesi non mangiano volentieri le carote perché «fanno bene», ma perché sono buone e croccanti e, soprattutto, sono il frutto del loro impegno (e del loro divertimento).
    Il suggerimento è dunque evidente: genitori e nonni (e insegnanti, quando possibile) è bene che coinvolgano figli e nipoti nella coltivazione dell’orto. Ma anche nell’impasto e nella cottura di torte e biscotti e nella preparazione del minestrone.
  • Le abitudini familiari sono importanti
    È evidente che il ruolo educativo dei genitori e le buone abitudini osservate in famiglia hanno una fondamentale importanza nel formare lo stile di vita dei figli. Se fosse necessario, lo conferma una ricerca pubblicata qualche anno fa su una rivista di scienze sociali e salute. I bambini e i ragazzi che a casa mangiano più frutta e verdura sono coloro che ne consumano di più anche quando pranzano alla mensa della scuola. Insomma, non dovrebbe accadere quanto riferito da alcune maestre. Che alla domanda: «Vedo che a scuola mangi volentieri l’insalata. La mangi anche a casa?», si sentono rispondere: «No, perché la mamma non me la dà mai».

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