skip to Main Content
Le Sigarette: Pericolo Ambientale

Le sigarette: pericolo ambientale

Le cicche di sigarette. Il loro impatto ambientale è devastante. Per non parlare dei fenomeni di deforestazione per fare spazio alla piantagioni di tabacco. Ecco le nuove ragioni per smettere

Gettare una cicca di sigaretta per terra, un gesto automatico per i fumatori. Ci vuole meno di un secondo e nessuna idea delle conseguenze. Un gesto ripetuto migliaia di migliaia di volte, mentre le città, il territorio e l’ambiente diventano un gigantesco posacenere.

I conti sono presto fatti: in un anno nel mondo vengono gettati 3 trilioni di cicche, 50 miliardi solo in Italia, 1,7 miliardi a Roma, se queste ultime fossero messe in fila una dietro l’altra costituiscono la distanza che serve a fare il giro del mondo. Per ciò che riguarda i costi,  ad esempio solo la California spende ogni anno più di 11 milioni di dollari per la pulizia delle strade e con le cicche la faccenda si complica perché a causa delle dimensioni si incastrano negli interstizi dove i mezzi meccanici e le scope non riescono ad arrivare.

«Fumatore ormai fa rima con “inquinatore”», si lamenta Giacomo Mangiaracina della Consulta nazionale per il tabagismo, «e al primo posto nel mondo ci sono i paesi emergenti, dove si fuma di più, Cina in testa con 300 milioni di fumatori e 1,6 trilioni di cicche gettate ogni anno. Problema che ci riguarda in maniera globale in quanto l’ecosistema è sempre più interconnesso. E comunque anche noi facciamo la nostra parte: solo in estate sulle spiagge italiane vengono abbandonati 12 milioni di mozziconi che spesso finiscono in mare. Un’indagine dell’International Coastal Cleanup ha confermato che i mozziconi sono l’elemento più presente nel Mar Mediterraneo con un tasso di ritrovamento del 37 per cento rispetto al 9,8 per cento delle bottiglie di plastica e l’8,5 per cento dei sacchetti.

Insomma, le sigarette sono il rifiuto più presente nell’ambiente, il più complesso da smaltire, il più sottovalutato e ahimè il più tossico. 

Il problema si estende fino all’origine della materia prima, e continua dopo l’utilizzo del prodotto finito. Su questo si è espresso anche il professor Girolamo Sirchia ex Ministro della Salute nel decennale della legge che porta il suo nome e che ha vietato il fumo nei locali pubblici:

«Il tabacco è una pianta piuttosto delicata: antiparassitari di vario tipo, anti germoglianti e diserbanti vengono usati sistematicamente e largamente nella sua coltivazione. Essi, oltre a essere assorbiti dalla pianta, contaminano pesantemente il terreno, i corsi d’acqua e le falde acquifere. La pianta del tabacco ha bisogno di grandi quantità di nutrienti che sono addizionati al terreno il quale si impoverisce e si esaurisce in breve tempo. Per questo motivo sempre nuovi terreni devono essere adibiti alla coltivazione con l’abbandono di quelli esauriti per qualche anno. I nuovi terreni vengono spesso ottenuti dal disboscamento di grandi aree verdi. E in aggiunta a questo, i mozziconi dispersi nell’ambiente sono causa di incendi: una buona parte degli 8.000 incendi che si sviluppano ogni anno in Italia riconoscono questa causa. La dispersione dei mozziconi nell’ambiente, con il loro carico di veleni nel tabacco residuo e con l’acetato di cellulosa del filtro, finiscono nei fiumi e nei mari e rappresentano un contaminante quantitativamente molto elevato e assai nocivo per tutti gli esseri viventi».

Molti organismi marini infatti scambiano le cicche per cibo e le ingeriscono con effetti tossici, infiammatori e letali. I mozziconi sono stati trovati nell’apparato digerente di uccelli, balene, delfini e tartarughe marine.

Eppure continuano a essere considerate, a torto, un rifiuto poco pericoloso e il loro destino è di finire in discarica. La normativa italiana classifica i rifiuti in base all’origine, alla pericolosità e allo stato fisico dividendoli in «urbani» e «speciali» e, nonostante i filtri delle sigarette contengano anche pesticidi, residui di fertilizzanti e agenti tossici e cancerogeni, sono ancora classificati come rifiuti solidi normali.

Niente di più sbagliato se pensiamo a cosa contengono: «Metalli pesanti, solventi, benzene, sostanze cancerogene come formaldeide e benzopirene ma anche ammoniaca e la stessa nicotina», spiega Mangiaracina. «Bisogna pensare che il filtro di acetato di cellulosa, un materiale plastico, trattiene più del 50 per cento delle sostanze contenute nella sigaretta e che i mozziconi a contatto con l’acqua delle piogge, a causa di un fenomeno chiamato “lisciviazione”, rilasciano il loro contenuto nocivo nell’ambiente in circa 24 ore contaminando sia i suoli che le acque. Fino a oggi ci si è preoccupati dell’aspetto estetico di strade e spiagge, e quindi del decoro urbano, ma un recente dossier messo a punto insieme a Carmine Ciro Lombardi dell’Enea ha per la prima volta messo in evidenza il carico inquinante degli agenti tossici immessi nell’ambiente e ha concluso come le cicche siano un rifiuto tossico dimenticato»

I mozziconi presentano diversi problemi: l’alto costo di rimozione, le difficoltà nello smaltimento, la tossicità dei suoi componenti.

In attesa che i fumatori sviluppino un nuovo senso dell’ambiente le istituzioni devono cambiare paradigma, le cicche non devono essere semplicemente rimosse ma considerate una risorsa.

Sono state studiate interessanti ipotesi di riutilizzo delle cicche:

  • la Seoul National University in Corea sta studiando un modo per estrarre dalle cicche un materiale in grado di immagazzinare energia che potrebbe avere performance superiori al carbonio
  • all’università cinese di Xi’an Shiyou hanno identificato nei mozziconi alcune sostanze che hanno la capacità di rendere l’acciaio resistente alla corrosione con una protezione del 94,5 per cento all’azione dell’acido cloridrico. Mai più ruggine quindi.
  • l’azienda americana Terra Cycle usa questi rifiuti in maniera produttiva e creativa: recupera l’acetato di cellulosa che viene fuso e trasformato in un polimero utilizzabile per realizzare una vasta gamma di prodotti in plastica come sedie da giardino, pallett e, ironia, posacenere, oggetti di design e, udite, pannelli termo assorbenti per la produzione di energia.
  • in Italia anche l’Enea ha messo in campo i suoi cervelli migliori per ideare una strategia di riutilizzo: i mozziconi sarebbero sottoposti a un processo chimico chiamato «piro gassificazione» che non si fonda sulla combustione ma sulla dissociazione delle molecole che produce «syngas», una molecola gassosa fonte di energia.  Questo rifiuto potrebbe quindi diventare un prezioso combustibile visto che ha mostrato di avere un potere calorifico inferiore solo al carbone.

Ma ancora nessuno di questi progetti è disponibile su larga scala.
«Abbiamo diverse conferme delle potenzialità delle cicche», spiega Mangiaracina, «ora dobbiamo avviare un processo su due livelli, i fumatori non devono disperderle per strada e a questo scopo bisogna prevedere campagne informative ed educative, e la distribuzione ubiquitaria di posacenere fissi e poi avviare un processo di raccolta differenziata delle cicche che dovranno essere portate in impianti dedicati. Qui saranno soggette a un bagno di lavaggio con soluzioni saline per estrarre le sostanze chimiche e poi separate dalle parti utili al riutilizzo come ad esempio la creazione di materiali per l’edilizia a elevato potere isolante. L’acetato di cellulosa rigenerato viene fatto essiccare al sole e prende la forma di un batuffolo soffice che può essere filato, mischiato ad altre fibre e poi lavorato per la produzione di accessori, rigorosamente ‘eco’».

tratto dall’articolo “Sporche, brutte e cattive” della rivista Vita&Salute edizione di Maggio 2015, di Johann Rossi Mason

Sostieni la Salute attraverso l’attività di sensibilizzazione e informazione. Scopri come puoi aiutarci.pulsante-dona-ora

Share This
Back To Top

Per consentirti la migliore esperienza di navigazione, abbiamo configurato il nostro sito internet in modo da consentire i cookie. Continuando la navigazione, acconsenti all'uso degli stessi. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi