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TUMORI – CIBO L’ARMA IN PIÙ

Nonostante nessuno possa ragionevolmente aspettarsi di vivere per sempre e anche l’idea di allungare la vita fino a 140 anni sia ancora utopico, è piuttosto comune il desiderio di una vita libera dalle più comuni malattie dell’invecchiamento.
Tutti noi speriamo di vivere una vita lunga e in salute, senza contrarre nessuna delle comuni malattie cronico-degenerative tipiche della vecchiaia, e soprattutto allontanando lo spettro del più temibile killer della nostra salute, il cancro.
Nonostante i tumori possano avere cause varie e complesse in cui geni e ambiente esercitano il proprio influsso, è ormai accertato che anche quello che mangiamo possa – alla lunga – farci ammalare o proteggerci. Una cattiva notizia? Tutt’altro, giacché le scelte alimentari sono facilmente suscettibili di controllo e cambiamenti.

Il dibattito delle Iene
Da quando il potere protettivo e preventivo del cibo sui tumori è stata accertato, i ricercatori di tutto il mondo hanno iniziato a chiedersi se rilevanti modificazioni della dieta potessero anche curare un tumore, rallentarne la crescita o evitarne il ritorno. E l’argomento è diventato improvvisamente attuale quando la trasmissione di Italia Uno «Le Iene» ha proposto un servizio in cui si raccontava la storia di Antonio, operato per due volte al polmone a cui era poi stata trovata una metastasi di tre centimetri al cervello. Dopo una radioterapia, l’uomo aveva deciso di non sottoporsi a un nuovo ciclo di chemio e di lasciare che la malattia facesse il suo corso. Ma uno dei figli lo aveva convinto a provare a modificare la propria alimentazione per tentare di «affamare» la nuova metastasi. Un processo in cui erano stati aiutati dalla dottoressa Michela De Petris, in forze al San Raffaele di Milano, esperta in nutrizione oncologica. Un regime severissimo a base di succhi di vegetali crudi e una piccola quota di cibi cotti aveva migliorato le condizioni cliniche dell’uomo e determinato un calo di peso di 18 chili. Alla successiva Tac la metastasi, di 1,8 cm all’ultimo controllo, era sparita. Fatto che ha fomentato l’idea di una correlazione diretta e causale tra il nuovo regime alimentare, a dominanza vegetale, e la guarigione del signor Antonio.
Come era comprensibile il servizio ha scatenato una lunga serie di richieste, proteste e chiarimenti, ma ha alimentato anche speranze nei malati che hanno creduto nella possibilità di evitare le pesanti cure chemioterapiche sostituendole con una dieta.
Vogliamo quindi fare chiarezza e rispondere ad alcune domande fondamentali con l’aiuto di uno dei più grandi esperti mondiali di nutrizione, salute e longevità, il professor Luigi Fontana, ordinario di scienze nutrizionali all’università di Brescia e alla famosissima Washington University di St. Louis in Usa, dove ha anche lavorato per molti anni il Premio Nobel Rita Levi Montalcini.

Supporto alla terapia
La prima domanda è se esista una terapia del cancro basata sul cibo: «Che la nutrizione giochi un ruolo fondamentale nell’insorgenza e progressione di moltissimi tumori tipici delle popolazioni occidentali è assodato, ma al momento non ci sono evidenze che il cibo e la dieta da sole possano curare un tumore maligno in corso. Ma abbiamo evidenze che con una corretta alimentazione possiamo influire positivamente sia sullo sviluppo che sulla prognosi di un cancro. Inoltre, dati recenti suggeriscono che specifici regimi alimentari possono potenziare l’effetto terapeutico della chemioterapia, e proteggere le cellule sane dagli effetti dannosi di queste terapie citotossiche. La prima cosa sulla quale dobbiamo agire è sul mantenimento di un peso corporeo salutare evitando l’accumulo di grasso addominale (la circonferenza vita dovrebbe essere inferiore a 94 cm negli uomini e a 80 cm nelle donne). La restrizione calorica senza malnutrizione è il metodo principe con cui mantenersi magri, e attualmente la più straordinaria e potente strategia per il mantenimento della buona salute e per la prevenzione del cancro.
Nel modello animale abbiamo riscontrato che diminuire l’apporto calorico del 20-40 per cento (con un relativo cambiamento del tipo di nutrienti che spiegheremo tra poco) aumenta la durata della vita e comporta una riduzione dei tumori del 60 per cento, sia di quelli spontanei che di quelli indotti con radiazioni e sostanze cancerogene. La riduzione dell’introito calorico riduce la produzione d’insulina, un fattore che stimola la crescita tumorale, ma riduce anche i livelli di numerose sostanze infiammatorie come il tumor necorsis factor e l’interleuchina 6 che sono implicate nello sviluppo dei tumori, delle malattie cardiovascolari, autoimmuni e nel diabete. Va da sé che non basta mantenere un peso corporeo adeguato e un addome piatto, ma bisogna modulare in maniera armonica i macro e micro-nutrienti, perché ormai sappiamo chi sono i veri nemici, quelli che inducono o favoriscono la crescita tumorale».
Quindi non basta limitare la quantità di cibo ma modulare in maniera molto precisa la sua qualità? «La restrizione calorica non deve essere sinonimo di  malnutrizione, ma deve essere un modello alimentare che preveda un corretto apporto di tutti i nutrienti necessari. Vediamo quali sono i fattori cruciali su cui possiamo intervenire: in primo luogo le proteine animali, che vanno in buona parte sostituite con fonti proteiche vegetali. Un eccessivo consumo di proteine animali infatti induce la produzione di potenti fattori di crescita tumorale come l’Igf-1, che accelera anche l’invecchiamento delle cellule e dell’organismo. Altri fattori alimentari che, interagendo con i nostri geni, possono stimolare la progressione del cancro sono l’eccessivo consumo di cibi ricchi di grassi saturi e polinsaturi ossidati, carboidrati raffinati ad alto indice glicemico, e sostanze cancerogene derivanti da una scorretta cottura dei cibi come per esempio gli idrocarburi aromatici policiclici (es. carne bruciata in superficie) e l’acrilamide (es. patatine fritte a elevate temperature). Alcuni tipi di vegetali e alcuni frutti, i legumi e i cereali integrali invece contengono una vasta gamma di sostanze anticancerogene, che attivano geni e meccanismi cellulari di protezione contro lo stress ossidativo, l’inquinamento e altre sostanze chimiche, e che dovrebbero quindi esser consumati nelle giuste proporzioni a cadenza settimanale nelle nostre diete».

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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