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Un Bagno Nella Foresta

Un bagno nella foresta

I giapponesi sono stati i primi a studiare gli effetti benefici dello stare immersi nella natura. Difese immunitarie più forti, umore migliorato e cuore più forte sono i vari risultati ottenuti da queste esperienze. Che possiamo vivere tutti. Senza effetti collaterali.

Se si scoprisse un integratore capace, senza effetti collaterali negativi, di aumentare del 50 per cento il numero delle cellule NK, cioè le cellule Natural Killer del sistema immunitario, particolarmente importanti nel riconoscimento e distruzione di cellule tumorali e infette da virus e di altre proteine dotate di forti effetti difensivi sempre contro tumori e infezioni virali del nostro organismo come la Granulisina ed i Granzimi A/B e se, oltre questo, l’effetto di questo integratore rimanesse comunque significativamente alto anche dopo una settimana dall’ultima volta che lo abbiamo assunto, potremmo  essere certi del successo commerciale di questo prodotto, anche probabilmente degno di un Nobel per la medicina.
Il fatto è che questo «integratore» dalle proprietà apparentemente miracolose esiste da sempre, è alla portata di tutti e non costa niente: è la frequentazione di boschi e ambienti naturali. Sorprendente?
Questi risultati di laboratorio che abbiamo citato, apparentemente incredibili, sono stati tratti da studi scientifici pubblicati sulla rivista International Journal of Immunopathology and Pharmacology da un’equipe di ricercatori giapponesi e, è bene non dimenticarlo, si tratta soltanto di due dei vari studi che riguardano l’effetto protettivo contro tumori e infezioni, in virtù della frequentazione della natura.

Passeggiando nel bosco…
Come si è realizzato lo studio? I 12 soggetti su cui era stato effettuato l’esperimento erano maschi sani di età compresa tra i 37 e i 55 anni che erano stati all’interno di un bosco per 3 giorni/2 notti, passeggiando a suo interno per un totale complessivo di 6 ore nelle tre giornate di permanenza. Non certo un’attività faticosa. I parametri del sangue precedentemente citati erano stati presi prima, durante, dopo e a distanza di una settimana dalla permanenza nel bosco, quando ormai le persone erano tornate nel loro ambiente urbano e al loro lavoro.
Pur essendo sempre difficile stabilire la paternità di un settore di ricerca, possiamo attribuire un ruolo non secondario e pionieristico al Ministero giapponese dell’agricoltura e delle foreste che, a partire dal lontano 1982, promosse e finanziò le ricerche in questo campo, detto «Shinrin-yoku», termine  che possiamo cercare di tradurre come «prendere l’atmosfera nella foresta» o «bagno nella foresta». Naturalmente anche in molte altre parti del mondo si sono sviluppate ricerche in questo settore, tanto che in Occidente si parla oggi della Medicina Forestale come di una medicina preventiva, per non dimenticare un settore della psicologia in crescita, chiamato Ecopsicologia.
Tutte queste discipline, magari da angoli prospettici leggermente diversi, si occupano dell’effetto della frequentazione di ambienti naturali – sotto molteplici forme – sulla salute psicofisica delle persone e vengono spesso raccolte insieme sotto l’ombrello  dell’ Ecoterapia. Non ci si limita però a studi scientifici, per quanto importanti, ma in alcuni paesi esistono organizzazioni che promuovono e organizzano queste esperienze. Pur non potendo certo riportare tutti gli studi in questo settore, è importante tuttavia avere un’idea dei vari campi di applicazione attraverso alcuni esempi, iniziando proprio da alcuni studi di Ecopsicologia.

Benessere alla finestra
Numerose ricerche effettuate negli Stati Uniti hanno riguardato gli studenti e nello specifico quale fosse l’effetto del panorama su cui si affacciavano le finestre della loro residenza universitaria.
Si tratta, quindi, di una prospettiva tutto sommato abbastanza limitata dato che non c’è neppure «l’immersione nella natura», ma solamente una visione di questa dalla finestra. Eppure una nutrita serie di studi che hanno messo a confronto studenti che dalle finestre delle loro stanze vedevano alberi o comunque ambienti naturali rispetto ad altri che avevano panorami urbani costituiti solo da edifici, ha dimostrato che i primi avevano maggiori capacità attentive e di concentrazione, un rendimento accademico migliore, un minor numero di malattie e di mal di testa autoriferiti e una minore percezione di stress rispetto ai secondi.
Risultati non molto diversi sono stati trovati anche su impiegati che avevano la vista di alberi e fiori dalla finestra, rispetto ai colleghi con le stesse mansioni ma che dalle finestre vedevano solo ambienti costruiti. I primi, rispetto ai secondi, percepivano un minor stress sul posto di lavoro ed erano più soddisfatti del loro lavoro. Gli stessi andavano incontro a minori malattie e accusavano un minor numero di episodi di mal di testa. Dato, questo, con un grosso risvolto da un punto di vista economico. Un altro studio ha verificato come la visione di piante e fiori riduceva l’impatto del lavoro stressante riducendo il desiderio e l’intenzione di lasciare il lavoro.
Probabilmente, almeno una parte degli effetti benefici della natura sull’organismo è proprio legata al suo innegabile effetto antistress, come ci dimostra una grossa ricerca giapponese che si è svolta in ben 24 diverse foreste, in ognuna delle quali 12 soggetti per un totale di 288 persone tra i 20 e 23 anni, si alternavano a passeggiare o stare sedute in una foresta o a fare la stessa cosa in un ambiente urbano. I soggetti, in gruppi di 6 + 6, si alternavano in questi due diversi ambienti. I parametri fisiologici studiati sono stati il cortisolo salivare – considerato il più importante ormone dello stress -, la pressione sanguigna, il numero di pulsazioni cardiache e l’Hrv-Heart Rate Variability o variabilità interbattito, un parametro che permette di valutare il rischio di aritmie cardiache e di infarto, e anche il bilancimento dell’attività fra il sistema nervoso Simpatico e Parasimpatico, nonché il livello di Adrenalina e Noradrenalina, altri ormoni dello stress. I risultati inequivocabilmente mostrano, nella frequentazione di ambienti forestali rispetto a quelli urbani, una riduzione della concentrazione di cortisolo salivare, della pressione sanguigna, della frequenza del battito cardiaco e un aumento dell’attività del sistema nervoso parasimpatico con riduzione di quella del simpatico, segno inequivocabile di una risposta di rilassamento, oltre alla riduzione di adrenalina e noradrenalina.
Gli studi in questo campo proprio perché mostrano un miglioramento delle difese immunitarie, della qualità della vita, un aumento del benessere e dei parametri fisiologici a questo collegati,  dovrebbero essere presi in attenta considerazione anche per i loro risvolti economici.

Meno giorni in ospedale
Dato che il costo della sanità è un indubbio problema dei nostri tempi, come non ricordare uno studio effettuato per la durata di ben nove anni in un ospedale americano1 su pazienti che erano stati operati di colecistectomia (asportazione della cistifellea), studio che ha mostrato come quelli che trascorrevano il periodo post operatorio davanti a una finestra con vista su un ambiente naturale avevano una degenza postoperatoria più breve, ricevevano meno valutazioni negative sul registro degli infermieri e avevano bisogno di analgesici meno forti rispetto ai pazienti che trascorrevano il periodo post operatorio davanti a un muro di mattoni1.
Altrettanto interessanti sono state le esperienze con pazienti diabetici non insulino dipendenti2 per un totale di 87 persone di cui 29 maschi e 58 femmine con età media di 61 anni. L’esperimento è stato effettuato 9 volte. La passeggiata nel bosco ha portato a una riduzione della glicemia media da 179 a 108 (valori di riferimento a digiuno 70-110) mentre l’Hbg (Emoglobina glicosilata) passava da 6,9 a 6,5 (viene considerato indice di diabete un valore di Hbg uguale o superiore al 6,5 per cento, tra 6 e 6,5 si parla di prediabete) differenze nettamente superiori a quelle attese in base al solo esercizio fisico.
Gli studiosi ci dicono che l’ambiente forestale stimola cambiamenti nelle secrezioni ormonali e nelle funzioni del sistema nervoso autonomo che hanno effetti benefici sulla sensibilità all’insulina e quindi sui livelli della glicemia. La terapia forestale, infatti, aumenta il livello dell’adiponectina serica, un ormone prodotto dal tessuto adiposo con effetto preventivo sull’obesità, sul diabete di tipo II – diabete mellito – sulle malattie cardiovacolari e sulla sindrome metabolica.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, i diturbi mentali e dell’umore costituiscono oggi il 10 per cento del costo globale delle malattie, percentuale che si prevede arriverà al 15 per cento nel 2020; una parte consistente di questi costi è dovuto al disturbo depressivo, per non parlare della sofferenza soggettiva. Non è quindi secondario il fatto che studi specifici in questo campo abbiano ampiamente dimostrato come il “bagno nella natura” riduca in maniera significativa i punteggi ottenuti con apposito test di ansia, depressione, rabbia, fatica e confusione, aumentando solo il punteggio della sensazione di vigore. Risultato difficilmente raggiungibile da qualsiasi psicofarmaco conosciuto.
L’ «integratore» per prevenire e anche curare molte malattie e per stare comunque meglio quindi esiste. Sta solo a noi usarlo, certi di non avere nessun effetto collaterale negativo.

1Ulrich R.S. View through a window may influence recovery from surgery. Science April 27, 1984 v224 p420(2).

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