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Un Dolce Veleno

Un dolce veleno

L’alveare, da millenni, è una fonte straordinaria di sostanze utili. Non solo adoperate dall’umanità come alimento (è il caso del miele), ma anche dotate di proprietà preventive e terapeutiche. Miele, dunque, ma anche polline, pappa reale e propoli: una serie di prodotti del lavoro delle api che, utilizzati in modo appropriato, permettono trattamenti efficaci in molte patologie acute e croniche.
Meno conosciuto, nei suoi aspetti terapeutici, è un altro regalo delle api: il veleno. Tornato qualche tempo fa alla ribalta soprattutto come ingrediente di miracolosi preparati, accreditati di straordinarie proprietà ringiovanenti della cute. In realtà il veleno d’api è capace di ben altro e il suo impiego terapeutico (anche in patologie gravi) è ben studiato, ma forse non adeguatamente conosciuto. Cogliamo dunque al volo l’occasione per fare il punto su questo straordinario dono della natura.

Il pungiglione
L’ape possiede all’interno dell’addome due ghiandole destinate alla produzione del veleno, che viene inoculato mediante due setole cave, estremamente perforanti, che costituiscono il pungiglione.
Il veleno è un liquido incolore che cristallizza se esposto all’aria. La sua composizione è piuttosto complessa e contiene acqua (70 per cento) e un 30 per cento di numerosi principi attivi. Tra questi, mellitina, apamina, acidi formico, cloridrico e ortofosforico, istamina e altre amine attive, enzimi (ialuronidasi e fosfolipasi A e B), colina e albumina. Nel 1973 è stata identificata nel veleno una sostanza (il cardiopep o mellitina F) dotata di interessanti proprietà cardiache.

Da più di cento anni
Anche se è sicuramente da migliaia di anni che l’umanità conosce e sfrutta in vari modi il veleno d’api, è da poco più di un secolo che questa particolarissima sostanza naturale e il suo impiego terapeutico sono andati pian piano acquisendo popolarità e solidità scientifica. Molti studiosi e parecchie università in tutto il mondo svolgono ricerche sugli impieghi terapeutici del veleno d’api. Per gli interessati, una corposa bibliografia scientifica è reperibile alla fine di un documento (in inglese) sull’apiterapia e consultabile sul sito della Società svizzera di apiterapia www.api therapie.ch/files/files/Gift/VenomBooReview.pdf.

Gli effetti positivi

I benefici delle punture di api sono ormai sufficientemente noti e descritti in pubblicazioni scientifiche a cura di importanti università e centri di ricerca in tutto il mondo. Il veleno d’api stimola il metabolismo e la crescita in bambini o adolescenti gracili, migliora l’apprendimento e la capacità di memorizzare le informazioni, è benefico nelle malattie reumatiche e artritiche. Il cardiopep si è dimostrato in grado di far aumentare la forza del muscolo cardiaco e di normalizzare rapidamente il ritmo alterato delle contrazioni.
Secondo le esperienze che derivano da anni di pratica clinica, condotta specialmente nei paesi dell’Est europeo, le patologie che possono trovare vantaggio dal trattamento con il veleno d’api sono le seguenti: reumatismi, artriti e artrosi, infiammazioni del sistema nervoso periferico (radicoliti sacro‑lombari, sciatalgie, nevralgie intercostali, polinevriti, paralisi del nervo facciale…), ulcere e piaghe croniche, arteriosclerosi dei vasi periferici, asma bronchiale, emicrania, ipertensione arteriosa non grave, sindrome di Menière, psoriasi, artrite reumatoide, sclerosi a placche.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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