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UNA SCELTA PER INQUINARE MENO

Una scelta per inquinare meno

di Alessandra Olivucci

Quasi 150 mila chilometri quadrati di foreste scompaiono ogni anno. Fra le cause, la deforestazione selvaggia e l’industria del legno. Un problema destinato ad aggravarsi se si considera che in questo settore, entro il 2010, si prevede un aumento dei consumi del 26 per cento.
Le aree più coinvolte sono quelle tropicali, in particolare in Africa e sud America, ma il fenomeno di deforestazione si presenta, in forme e con intensità diverse, anche nelle zone boreali e temperate dell’Europa dell’est e della Russia.
Alla luce di questa situazione l’opinione pubblica ha sviluppato una nuova sensibilità e una cultura ecologista: oggi si attribuisce una grande importanza al rispetto dell’ambiente e della salute. L’approccio sta cambiando e si è disposti a spendere di più per prodotti certificati o che non comportino l’abbattimento di alberi.

Di che legno sei?
Il consumatore è chiamato a valutare le caratteristiche di un mobile o di un elemento architettonico considerando il suo impatto ambientale da vari punti di vista, tutti ugualmente importanti.
Un primo aspetto è la storia del legno utilizzato. «Quando si parla di legno proveniente da una gestione forestale sostenibile è necessario sottolineare come il concetto di sostenibilità sia da esplicitare in tre dimensioni: ambientale, sociale ed economica. L’esperienza del Forest stewardship council (Fsc) è emblematica», precisa Mauro Masiero del gruppo Fsc-Italia. «Il valore della certificazione Fsc sta proprio nel fatto di dare al consumatore la garanzia che acquistando questo prodotto sta contribuendo a una gestione forestale attenta all’ambiente, rispettosa delle persone – popolazioni e comunità locali, lavoratori… – ed efficiente da un punto di vista economico».
Ma sostenibile può anche significare risparmio nei quantitativi e scelta di legni locali. Paolo Lavisci, progettista, esperto in strutture architettoniche in legno commenta: «Il criterio generale di sostenibilità più importante è, a mio avviso, l’ottimizzazione della quantità di materiale impiegato per una determinata prestazione. Per esempio, se devo fare un solaio con una certa luce, spessore, portata e costo, non ha senso dire semplicemente “lo faccio in legno massiccio anziché lamellare, perché non ci sono colle” e poi scoprire che può servire il 20-30 per cento di legno e il 30-40 per cento di acciaio in più, e facendo un’analisi del ciclo di vita riscontrare che l’impatto è peggiore. Altro criterio importante è usare legno locale, evitare la monomania dell’abete. In Italia tagliamo il 50 per cento della ricrescita, mentre la soglia di sostenibilità è al 90 per cento. In Europa il 65 per cento. Infine, la durabilità è la migliore azione possibile per evitare l’elevato impatto dovuto alla frequente sostituzione di un prodotto ».

Cambio, ma come?
«Non rinnoverei l’arredamento con l’obiettivo di avere una "casa ecologica"», sottolinea Paolo Cogliati, architetto, esperto di design e progettazione di mobili ecologici. Che così spiega la sua provocazione: «Mi porrei questo problema solo se avessi la necessità di acquistare un nuovo mobile. E rispetto all’inquinamento domestico, trovo molto più serio porsi il problema dell’inquinamento dell’ambiente esterno, sceglierei quindi i mobili in funzione dell’inquinamento che generano in fase di produzione più che in fase d’uso».
E allora per quali tipi di legno optare e perché? Massello, truciolare riciclato, multistrato…
«Anche tenendo conto del parametro costo, tutti i materiali possono essere appropriati o inadeguati», continua Cogliati. «Il massello è naturale ma è necessario verificarne la provenienza. Il truciolare è un materiale di riciclo ma con questo processo viene perpetrato l’uso e la produzione di materiali scadenti con ciclo di vita breve e quindi con forte impatto sull’ambiente. Il truciolare ha caratteristiche meccaniche e costruttive più scadenti e lo considero inappropriato per la realizzazione di mobili ecologici. Personalmente propenderei per il multistrato che ritengo un buon materiale: esprime la giusta sintesi tra legno e semilavorato di standard industriale, ha ottime caratteristiche meccaniche e fisiche, anche se devono essere verificate le colle impiegate per la produzione». E Masiero, di Fsc-Italia, rincalza: «La scelta di utilizzare legno massello piuttosto che prodotti in legno ricostituito dipende da molteplici fattori – tecnologici, estetici e di costo – ragion per cui non è possibile, né particolarmente utile e sensato, proporre una generica classifica di merito. Così come non ha ragion d’essere la semplicistica equazione “legno massello uguale deforestazione”: non bisogna dimenticare che le stesse pratiche di riciclaggio possono avere impatti rilevanti sull’ambiente. Si pensi per esempio alle distanze percorse dal materiale recuperato per raggiungere il sito di trasformazione e produzione dei pannelli. Inoltre nulla vieta che il legno che si sta riciclando abbia – a monte – una provenienza da forme di gestione forestale non corrette o, più in generale, da utilizzazioni forestali illegali. Nonostante queste considerazioni è innegabile che le pratiche di recupero e riciclaggio del legno rientrino nella logica di un uso efficiente di questa risorsa e, come tali, siano importanti e vadano incoraggiate perché contribuiscono a ridurre la pressione dell’uomo sulle foreste».

Un look salutista
Oggi è possibile evitare trattamenti e finiture pericolosi scegliendo valide alternative fra oli e cere naturali. L’architetto Cogliati è tassativo: «Escluderei le vernici poliuretaniche e la maggior parte delle cosidette vernici all’acqua, che sono comunque vernici sintetiche, e il cui processo di produzione ha un forte impatto sull’ambiente. Mi orienterei verso gli impregnanti a olio e, se possibile, non utilizzerei proprio nessun tipo di vernice».
Per aiutare i consumatori e orientarli nelle loro scelte Anab (Associazione nazionale architettura bioecologica) e Icea (Istituto per la certificazione etica e ambientale) hanno tracciato un vero e proprio identikit del mobile ecologico proponendo una serie di parametri per arredi privi di componenti dannosi e a basso impatto ambientale in tutto il ciclo di produzione: dalla foresta, al design, allo smaltimento. Uno standard per i produttori e una sorta di vademecum per i consumatori che evidenzia quali caratteristiche privilegiare:

  • – Impiego di legno e materiali legnosi da foreste gestite nel rispetto dei criteri di una buona gestione forestale.
  • – Riduzione delle sostanze pericolose per la salute e l’ambiente.
  • – Riduzione della quantità di materiale impiegato.
  • – Utilizzo di packaging (confezione) in materiale riciclato.
  • – Miglioramento della durata del mobile.
  • – Facile disassemblaggio del mobile e riciclabilità dei vari componenti.
  • – Riduzione del consumo energetico.
  • – Riduzione degli ingombri in fase di trasporto.
  • – Introduzione, quando possibile, di concetti di modularità e scomponibilità per garantire la flessibilità d’uso e l’adattamento agli spazi  
     
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