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UN’IDEA, ALL’IMPROVVISO

UN’IDEA, ALL’IMPROVVISO

Imparare ad ascoltare le proprie intuizioni. Una vocina interiore che individua alcuni dettagli della realtà che altri non vedono. Per scegliere in modo più rapido ed efficace

Quante volte «sentiamo» che qualcosa, a naso, non ci convince? Oppure troviamo quasi inconsapevolmente la soluzione giusta per un problema che ci assilla? La saggezza popolare parla di sesto senso, la scienza più semplicemente di intuizione. Le percezioni extrasensoriali non c’entrano niente, si tratta semplicemente di un modo diverso – più rapido, meno controllato dalla nostra ragione – di analizzare le informazioni di cui disponiamo, spesso, a nostra insaputa.
Di intuizione si è occupato Carl Jung, che la considerava una delle funzioni fondamentali della coscienza, e lo psicologo Eric Berne, il creatore dell’analisi transazionale, che cominciò a riflettere sull’argomento per cercare di dare una spiegazione ai criteri che gli permettevano – nel 1945 – di selezionare rapidamente i soggetti più adatti al servizio militare. Arrivando alla conclusione che non si tratta di un meccanismo casuale, ma di un atteggiamento ricettivo, un particolare modo di mettersi in ascolto della realtà, che può richiedere anche un certo sforzo. Più recentemente, nel 2002, gli studi sui meccanismi decisionali e sul ruolo dell’intuizione hanno regalato addirittura il Nobel per l’economia all’israeliano Daniel Kahneman, uno dei pochissimi psicologi a ricevere questo riconoscimento. Secondo la descrizione che ne fa Kahneman il pensiero intuitivo è veloce, automatico e privo di sforzo, analizza i dati disponibili in parallelo e sulla base di associazioni, mentre il pensiero razionale è faticoso, lento seriale e basato su regole precise.
Un meccanismo complesso
C’è anche chi, come Joshua Brown della Washington University di Saint Louis, avrebbe addirittura individuato l’area cerebrale deputata al sesto senso, ossia la corteccia cingolata anteriore, un’area del cervello che si trova al di sopra dei lobi frontali: probabilmente, in questo caso si tratta solo di un meccanismo innato di allarme che sembra attivarsi quando si verifica quello che il ricercatore ha ribattezzato «il momento ooops », l’attimo in cui stiamo per commettere un errore e ci fermiamo giusto in tempo. L’intuizione è qualcosa di più complesso: oggi, neurologi come Rufin Van Rullen dell’università di Tolosa, studiano i meccanismi attraverso i quali alcune informazioni vengono archiviate dal nostro cervello senza che ne siamo consapevoli, pronte però per riemergere quando necessario. Un meccanismo simile a quello che ci permette non solo di identificare chiaramente una voce che ci interessa isolandola dal rumore di fondo, ma di prestare la massima attenzione al ritmo del suono che ci interessa: è così che riusciamo a capire, per esempio, se la persona che ascoltiamo sta per pronunciare un’altra parola o per concludere il discorso, oppure a «intuire» l’evoluzione di un brano musicale che ascoltiamo per la prima volta. Ma, soprattutto, a trovare soluzioni per situazioni che sembrano senza via di uscita. Non a caso, lo psicologo inglese Richard Wiseman ha inserito tra le caratteristiche comuni alle persone fortunate, quella di ascoltare le proprie intuizioni e utilizzarle per prendere decisioni adeguate e tempestive.
Allenarsi
«In effetti, questo tipo di informazioni non si basano solo sui cinque sensi come li intendiamo normalmente, ma su un qualcosa di più, una sorta di voce interiore: che abbiamo scelto di chiamare “intuito” nel significato più ampio del termine perché, spesso, l’espressione sesto senso acquista un significato denigratorio», spiega Francesco Martelli, consulente e autore di Vivere con intuito (Tecniche nuove, Euro 10,90, pp. 136) un vero e proprio manuale per imparare come sviluppare le proprie capacità intuitive. Insomma, imparare a ragionare in modo diverso dal solito e a tenere conto di sensazioni apparentemente ingiustificate. «Anche la creatività, in fondo, è una forma di intuizione tesa a creare cose nuove», osserva Martelli. Ma se non tutti possono essere capaci di lampi di genio, le intuizioni sono un’esperienza comune. «Il problema è che siamo indotti a trascurarle o ignorarle come sciocchezze», sottolinea Martelli. Abituati a ragionare su basi logiche, ci convinciamo che non serve a niente ascoltare «la pancia». E quindi tendiamo, anche inconsciamente, a escludere segnali di allarme o informazioni sulle quali varrebbe la pena soffermarsi. Perché non ci piace quella persona? Possiamo scoprire che somiglia a «tizio», il quale ci ha già giocato un brutto tiro. Può trattarsi di una somiglianza legata magari all’aspetto fisico o al modo di parlare, di cui non abbiamo motivo di preoccuparci. Oppure può essere il modo di ragionare di questa persona che ci riporta a esperienze sgradevoli, e in questo caso forse è opportuno ascoltare il nostro intuito.
Imparare a diventare consapevoli della vocina che abbiamo nella pancia, può aiutarci a cogliere aspetti della realtà di cui altri magari non si accorgono.

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