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VACCINI

L’influenza dei media
L’allarme è stato lanciato soprattutto da tv e giornali. Ma sulla possibile gravità del virus le autorità mediche politiche hanno gettato acqua sul fuoco. Ecco cosa sapere sull’ultima pandemia.
Quante attese e ansie sull’influenza A. Sarà particolarmente virulenta? Dobbiamo chiudere le scuole? Alla fine, è molto meno pericolosa dell’influenza stagionale. Ce lo ha assicurato il Ministero della salute: la normale influenza stagionale, quella con cui ci confrontiamo tutti gli anni, ha provocato lo scorso anno 8 mila decessi: mille per polmonite, il resto per altre problematiche legate a patologie di cui le persone decedute già soffrivano.
Cerchiamo di capire meglio. Prima di tutto, quali sono i soggetti più colpiti dalla febbre stagionale? Sono persone che hanno superato i 65 anni. Più in generale, la febbre stagionale attacca il 4-12 per cento dell’intera popolazione italiana.
La febbre suina, invece, ha provocato finora poco più di 3.200 morti nel mondo, 110 in Europa, a fronte di una popolazione che ammonta a oltre 700 milioni abitanti. I decessi hanno riguardato nella maggior parte dei casi persone che presentavano altre patologie, mentre, a oggi, in Italia si segnalano 3 morti.

È più contagiosa
La febbre suina presenta un tasso di contagio più elevato rispetto all’influenza stagionale e il virus potrebbe prendere maggiore vigore durante la stagione invernale che è appena iniziata nell’emisfero nord del mondo. Nell’inverno dell’emisfero sud che si è concluso i decessi sono stati limitati. Allora è d’obbligo porsi una domanda: «È più pericolosa l’influenza suina o quella stagionale?». Innanzitutto, dicono al Ministero della salute, è l’offensiva mediatica sulla pericolisità della «suina» che sta creando qualche problema. E non è certo una «boutade» visto che ogni giorno l’offensiva della nuova influenza continua ad essere sempre più mediatica piuttosto che epidemiologica. Lo attestano le cifre che abbiamo appena citato.
Ma che cosa ne pensano gli italiani? Si fanno condizionare? Al di là di qualche episodio isolato d’isteria collettiva l’angoscia per l’H1N1 è di gran lunga sotto il livello di guardia. La prova? Tre italiani su quattro non sono per nulla preoccupati, o lo sono scarsamente. Poi, in una sorta di classifica dei 19 paesi di tutto il mondo analizzati, il Belpaese si colloca all’ottavo posto della speciale classifica dei preoccupati.
I dati succitati sono il risultato di un’indagine condotta dal gruppo Win, Worlwide Independent Network of Market Research, di cui la Doxa è la rappresentanza italiana. L’indagine è stata condotta per conoscere le paure dei cittadini di una ventina di alcuni paesi in tempi in cui si preannuncia ogni giorno una catastrofica pandemia. Gli italiani hanno così una scarsa preoccupazione sulla propagazione del virus A/H1N1, che è ancor più blanda in media in Europa. Soltanto in due paesi, Cina e Bolivia, più della metà degli intervistati si è detta «abbastanza o molto preoccupata» per la pandemia che potrebbe diffondersi. Mentre in tv e sui giornali non si parla d’altro, solo il 28 per cento degli intervistati nei paesi esaminati si è dichiarato «abbastanza o molto preoccupato». I maggiori timori li presentano donne e giovani, soprattutto quelli che hanno meno di 35 anni. In più, un numero crescente di persone è convinto che il bombardamento mediatico sulla pericolosità della nuova influenza nasconda l’intento di vendere vaccini e presìdi farmacologici in ambito privato e pubblico.  

Medici contro
Fra i portatori più accesi di quest’ultima posizione, che cresce ogni giorno di più, si segnala l’associazione tra medici «No, grazie pago io». Chi sono? Si tratta di un gruppo nato in Italia che condivide obiettivi e strategie con gli altri gruppi simili europei e americani (No free lunch) e che è affiliato all’australiano Healthy Skepticism, un sito che aiuta a difendersi dalla promozione ingannevole dei farmaci. Quale è il loro pensiero? Il nuovo virus influenzale A/H1N1, per ora, risulta di gran lunga meno aggressivo rispetto alla arcinota influenza stagionale. A questo punto non si riesce a capire perché l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) abbia parlato di stato di pandemia, modificando addirittura i criteri della definizione.
Tutto ciò lo grida a gran voce Tom Jefferson, della Cochrane vaccines field, in un’intervista a Spiegel. Ma attenzione, oggi non è dato di sapere se fra qualche mese il virus si modificherà, diventando più insidioso. Tom Jefferson fa presente che gli strumenti di sicura efficacia per tenere sotto controllo il contagio sono le misure igieniche, l’alimentazione e lo stile di vita (vedi box).
E la vaccinazione? In merito a questa aumentano le perplessità. Per esempio, Ernesto Burgio, direttore scientifico di Isde, Comitato scientifico per l’ambiente, sostiene che il mix fra vaccinazioni e antivirali potrebbe essere controproducente: si potrebbe generare una pressione selettiva verso ceppi potenzialmente più aggressivi. Mauro Moroni, infettivologo di Milano, ha dichiarato che prendere in considerazione una pratica vaccinale che riesca a coprire la quasi totalità della popolazione sembra che non si fondi su valutazioni epidemiche abbastanza valide. Per l’Associazione culturale pediatri, il virus per diventare aggressivo, dovrebbe modificarsi. Come dire che i i vaccini allestiti per fare fronte all’H1N1 potrebbero essere del tutto inutili.
Ma come si difendono le case farmaceutiche, messe sul banco degli imputati? «Sull’influenza A c’è in giro un eccessivo allarmismo, un eccesso di preoccupazione senza una relazione tra gli effetti di una malattia, tutto sommato blanda, e quello che succede ogni anno, di cui nessuno parla», ha dichiarato il presidente di Farmindustria Sergio Dompè. Sempre secondo il presidente di Farmindustria, il rischio dell’allarme mediatico sulla nuova influenza è che «ci sia troppa informazione adesso e un deficit di informazione per altri problemi che si presentano ogni anno, a partire dall’influenza stagionale. E aggiunge: «L’Italia fa pochissima prevenzione in generale, e investe molto poco. Invece bisogna promuovere una cultura che guardi più agli stili di vita che ai farmaci. Il rischio della influenza A è relativamente basso per la salute, ma può avere effetti sulle attività produttive per assenze sul lavoro».  

Similitudini con la stagionale
«Ci era ben chiaro che l’influenza A non fosse a rischio zero e lo dimostra la massima attenzione con cui tutti ne stanno seguendo l’evoluzione. Il tasso di complicazioni è simile a quello di una qualsiasi influenza stagionale e quindi i casi gravi non saranno molti», tranquillizza Gianni Rezza, Direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss).
E ha aggiunto. «Tenendo conto dell’aggressività clinica dell’H1N1 occorre paragonarlo all’influenza stagionale. La differenza? È tutta nella rapidità di diffusione e nel fatto che questa aumenta perché oggi non abbiamo gli anticorpi per difenderci. In pratica, a parità di pericolosità, si ammalano più persone e, quindi, è difficile evitare che si manifestino alcuni casi gravi, anche se la stragrande maggioranza saranno di gravità lieve o moderata».
Cosa pensano di fare le autorità sanitarie nel nostro paese per fronteggiare la A? A partire dal 15 di questo mese, il vaccino sarà disponibile per gli operatori sanitari e i soggetti a rischio: anziani, persone affette da patologie croniche respiratorie o cardiovascolari e diabete, ma anche i giovani tra i 2 e i 27 anni. Il governo prevede di vaccinare entro la fine di gennaio almeno il 40 per cento della popolazione. Un unico neo. La possibilità che l’attuale variante del virus possa presentare delle mutazioni che lo rendano maggiormente virulento non è da escludere a priori, anche se al momento non si sono presentate mutazioni da prendere in considerazione, ricordano all’Iss.

Che dire delle vaccinazioni
Ma le vaccinazioni sono innocue? Chi sicuramente non le considera tali sono i vegetariani che sono in buona compagnia anche di ricercatori di fama internazionale. Sentiamo che cosa ne pensa Giuseppe Cocca, Medico Chirurgo e membro del Comitato Scientifico Avi (Associazione vegetariani italiani????), uno dei pionieri dei movimenti di alimentazione naturale nel nostro paese.
«I vegetariani si pongono davanti alle vaccinazioni in maniera critica, oltre che per un motivo di salute, anche per un motivo di carattere etico. La maggior parte dei vaccini è prodotta utilizzando organi animali (reni di scimmia, ventre di pecora, midollo spinale di coniglio, di cane, ecc.), prodotti animali (per esempio, uova di pollo, anitra), cellule e tessuti umani o altre manipolazioni genetiche. Gli animali più utilizzati per produrre vaccini sono scimmie, cavalli, conigli, pecore, cani. È qui che sorge il problema di carattere etico: noi abbiamo veramente il diritto di uccidere centinaia di migliaia di animali per le vaccinazioni? Ma se nel futuro inventassero le vaccinazioni provenienti da prodotti di manipolazione genetica, dovremmo accettarle? In questo caso non ci sarà più morte di animali, manipolazione genetica significa che i vaccini sono sicuri. E di conseguenza si pone un’altra domanda: i vaccini sono davvero sicuri? E sono veramente utili? A queste domande non c’è stata nessuna risposta, per il semplice fatto che le vaccinazioni sono un «atto di fede» e hanno numerosi effetti collaterali».
In conclusione, che fare? Ce lo ricorda Umberto Veronesi. «È più utile prestare attenzione particolare ai sintomi tipici influenzali e segnalarli subito al proprio medico, oltre che seguire le norme igieniche preventive che si applicano a tutti i contagi. Penso che in realtà dobbiamo tutti abituarci gradualmente all’idea che paradossalmente sulla diffusione dei nuovi virus il mondo moderno appare più fragile del mondo antico».
Sull’opportunità di vaccinare i bambini sani a partire dai sei mesi di età è in corso un’accesa polemica. Proprio sulla vaccinazione dei bambini sani per fare fronte all’influenza stagionale, ha espresso ufficialmente un deciso no l’Associazione culturale Pediatri (Acp). Secondo i pediatri, numerosi studi, recentissimi, avvallorano i dubbi sulla reale efficacia dei vaccini antinfluenzali, soprattutto nei bambini. E rincarano la dose: «sotto i due anni sono addirittura inutili». Dunque, è evidente la domanda: perché offrire la vaccinazione stagionale nelle diverse età del periodo infantile? A sollevare dubbi ci ha pensato anche lEuropean Centre for Disease Prevention and Control(Ecdc). A sentire gli esperti del centro, per prendere qualsiasi tipo di decisione occorrono informazioni basilari che devono far riferimento, tanto per fare un esempio, all’impatto della vera influenza. È quindi d’obbligo riferirsi al numero dei soggetti colpiti, al numero dei ricoveri e alla quota di complicazioni, coordinate che non ci sono a disposizione. E pur prevedendo uno scenario nel quale il vaccino esplicasse una buona azione terapeutica, l’eventuale effetto positivo sarebbe da verificare, visto che innumerevoli virus e batteri scatenano sintomi molto simili a quelli dell’influenza. Da cifre disponibili emerge che nei bambini solo il 10 per cento delle infezioni respiratorie invernali è da far risalire al virus dell’influenza. C’è poi da aggiungere che oggi nessuno può assicurare con certezza se i vaccini contro il virus A saranno efficaci e sicuri per bambini e adulti. Per il problema sicurezza, sia l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) sia l’Emea (Agenzia europea del farmaco) fanno presente che è fondamentale mettere in pratica una rigorosa sorveglianza dopo la vendita, per verificare eventuali effetti collaterali che potrebbero insorgere per l’elevato numero di somministrazioni.
C’è un altro aspetto. Per Anthony Fauci, direttore del dipartimento per le malattie infettive del Nih (National institute of health di Bethesda, Usa), c’è anche da considerare che non sono mai stati testati gli eventuali effetti della somministrazione di due vaccini contro due diversi virus. Si domanda: «Se viene somministrato in primis il vaccino contro l’H1N1, al momento della somministrazione di quello contro il virus influenzale stagionale crescerà la risposta o s’innescherà una competizione antigenica o un’interferenza?». Tom Jefferson, medico ed epidemiologo dell’organizzazione internazionale inglese International Cochrane Vaccine Field, veniamo a sapere che, per quanto riguarda gli adulti, la vaccinazione non è in genere reputata lo strumento adatto per il controllo di una pandemia.

Prevenzione:cibo, igiene e stile di vita

– Istituto Superiore di Sanità: www.iss.it

– Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute: www.epicentro.iss.it/focus/h1n1/aggiornimenti.asp

– Ministero della Salute: www.ministerosalute.it

– Commissione europea: http://ec.europa.eu/health/ph_threats/com/influenza/novelflu_en.htm  – Oms: www.who.int/csr/disease/swineflu/en/index.html

– Centers for disease control (Cdc) di Atlanta (Usa): www.cdc.gov

 

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