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Vegetali A Scuola

Vegetali a scuola

L’età che va dai 6 agli 11 anni è la migliore per l’educazione all’ alimentazione sana. Spesso però nelle merende di metà mattina dominano snack saporiti, ricchi di zucchero o sale, cereali raffinati, e grassi di scarsa qualità per non parlare degli additivi e degli aromi artificiali.

Questa problematica non di poco conto ha ispirato l’attuazione del progetto “frutta nelle scuole” che dal 2009/2010, ha coinvolto 5000 scuole primarie, in cui è stata cofinanziata la distribuzione di frutta e verdura una quindicina di volte l’anno, per lo spuntino dell’intervallo.

Tuttavia i primi problemi non hanno tardato a presentarsi: “Purtroppo fin dai primi anni sono emerse criticità sulla distribuzione dei prodotti e sulla qualità. Tra queste sono da segnalare alcuni criteri geografici che hanno portato ad assegnare ad aziende meridionali la distribuzione della frutta in Piemonte, mentre le scuole sarde sono rifornite da una società lombarda”, spiega Gianna Ferretti, professore associato alla facoltà di medicina dell’università politecnica delle Marche.

I vegetali compiono così lunghi viaggi con un aumento di spese, inquinamento e traffico stradale, mettendo a rischio anche la genuinità e la freschezza dei prodotti, che in alcuni casi sono arrivati in pessime condizioni, quando non era stato utilizzato un poco sostenibile imballaggio di plastica.

Questo panorama desolante viene per fortuna illuminato da un esempio virtuoso e coraggioso che va controcorrente e infrange perfino la legge!

Ebbene si, nell’istituto comprensivo Santa Marina-Policastro (SA), dove si entra a 3 anni e si concludono gli studi a 14, la dirigente scolastica Maria De Biase (vincitrice nell’UE del Premio del cittadino europeo 2014) è partita quasi una decina di anni fa con un suo progetto, l’Ecomerenda: pane a lievitazione naturale preparato con grani locali e cotto a legna, olio del Cilento.

Uno spuntino sano ma illegale, in netta contrapposizione con merendine e bibite piene di ingredienti poveri ma legali! “L’iniziativa ha avuto riflessi anche sulle mense scolastiche e sulla dieta delle famiglie. E non è stata l’unica. Abbiamo svolto un lavoro molto intenso sull’educazione alimentare e sul benessere globale dell’alunno”.

Non senza polemiche. Sono soprattutto gli adulti a opporsi, spiega De Biase, perché troppo contaminati da supermarket e merendine, perché convinti di ritornare indietro con questo piatto povero del passato.
“I bambini sono invece più spontanei, è più facile avviare con loro un’educazione al gusto”.

Le iniziative della preside vanno ben oltre il semplice frutto offerto a scuola: ci sono gli orti sinergici scolastici, che producono le verdure consumate dagli scolari. Con la frutta si preparano confetture, succhi, spremute e frullati. I ragazzi imparano anche a mangiare la frutta secca, si gustano pane e pomodoro quando è stagione. “Il progetto sta andando avanti e lo stiamo anche potenziando. Ci sono incontri con i medici per informare sulle malattie legate all’alimentazione, come il diabete”.

Maria De Biase dimostra che, nonostante tutto, il cambiamento si può fare, e il suo esempio meriterebbe davvero di essere seguito perché così la lotta contro l’obesità e contro le malattie “del benessere” si può vincere.

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