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VIA IL MAL DI TESTA

Samuel Hahnemann aveva visto giusto

Sulla rivista specialistica Neurology è apparso qualche anno fa (2002;59:1011-1014) uno studio che testimoniava come l’uso cronico dei più importanti farmaci usati per il trattamento dell’emicrania e della cefalea (analgesici, derivati dell’ergotamina, triptani) portasse in un numero significativo di casi ad un intensificarsi del disturbo invece che alla sua scomparsa. Il mal di testa da abuso di analgesici (in inglese MOH, Medication Overuse Headache) è un problema ben noto. Si manifesta come una cefalea costante, diffusa e quotidiana, talvolta con carattere pulsante, provocata dall’uso prolungato e ripetuto dei farmaci citati. La durata media della assunzione dei farmaci, dopo la quale si instaura la cefalea quotidiana, è molto più bassa con i triptani che con gli altri farmaci. I triptani, farmaci di relativamente recente introduzione nel trattamento della cefalea (inizialmente sono stati utilizzati nell’epilessia), sono infatti in grado di provocare mal di testa dopo meno di due anni di consumo regolare e ripetuto (almeno 18 dosi al mese). È curioso notare che la medicina allopatica, almeno in questo caso, registra (inconsapevolmente) un fondamentale principio omeopatico. Samuel Hahnemann, il medico tedesco fondatore dell’omeopatia, più di due secoli fa aveva affermato che la somministrazione prolungata e in dosi eccessive di una sostanza produce una intossicazione caratterizzata dagli stessi sintomi che quella sostanza-farmaco voleva curare. Hahnemann, poi, ha fortunatamente fatto un fondamentale passo in avanti. Dimostrando che questi stati patologici possono essere curati somministrando al malato la stessa sostanza che l’aveva fatto ammalare, ma opportunamente diluita e dinamizzata. Cioè trasformata in rimedio omeopatico.

Un chiodo nel week end

Parecchie persone soffrono di mal di testa proprio nel fine settimana. I soggetti più a rischio per questo tipo particolare di disturbo sono gli uomini tra i 30 e i 40 anni, di solito molto impegnati professionalmente. Con tutta probabilità, infatti, è proprio l’elevato livello di stress derivante dagli impegni lavorativi che potrebbe provocare le crisi dolorose. Ovviamente in combinazione con altri fattori scatenanti come ansia, affaticamento eccessivo, cambiamenti atmosferici repentini, talvolta abuso di alcol e cibo (più facile nei giorni di riposo).Che cosa è possibile fare in questi casi, anche per non compromettere sistematicamente il tempo dedicato al riposo, alla cura della casa e ai propri famigliari? Prima di tutto, è bene non poltrire eccessivamente a letto il sabato mattina. Svegliarsi al solito orario e fare una colazione rilassata (ma con i cibi degli altri giorni: alcuni alimenti «delle feste», particolarmente ricchi, potrebbero scatenare il mal di testa) vuol dire partire con il piede giusto. Molto utile anche dedicarsi ad attività divertenti e rilassanti, come la cura delle piante da appartamento oppure dell’orto o del giardino.

Le cause

I motivi che generano la crisi dolorosa non sono ancora del tutto chiariti, ma in ogni caso risultano estremamente variabili. Troviamo implicati alcuni alimenti come il cioccolato, i formaggi fermentati, i cibi conservati. Giocano un certo ruolo anche alcune carenze (per esempio di magnesio). Non si può dimenticare lo stress prolungato, l’ambiente rumoroso, le variazioni climatiche, la scarsa durata del sonno, l’esposizione al sole, gli sforzi fisici. L’impressione, in ogni caso, è che lo stile di vita conti parecchio. Se non altro perché alcune scelte pesantemente in contrasto con le esigenze fisiologiche (nel ritmo sonno-veglia, nell’alimentazione, in alcune abitudini voluttuarie) possono creare un ambiente favorevole all’azione patogena di altre cause. Per completezza, non bisogna dimenticare che anche alcune patologie possono accompagnarsi o provocare mal di testa. Pensate, per fare qualche nome, all’ipertensione arteriosa, alla febbre, alle alterazioni ormonali che accompagnano il ciclo mestruale, alla stitichezza.

Gli alimenti nemici

Chiunque soffra di mal di testa si sforza di trovare una relazione tra il consumo di un determinato alimento e lo scatenarsi del disturbo. Nel tentativo, talvolta fruttuoso, di individuare una causa precisa e ben determinata e, per questo, facilmente eliminabile. In effetti, è abbastanza comune che l’ingestione di diversi cibi possa provocare l’inizio di una crisi di cefalea (talvolta accompagnata da altri disturbi come cattiva digestione, pruriti e irritazioni cutanee, arrossamento del viso, ecc.). Il meccanismo può consistere in una sorta di ipersensibilità all’alimento stesso (un fenomeno che spesso oggi viene definito «intolleranza»). Oppure nel fatto che un alimento contenga una o più sostanze (sia naturalmente, sia aggiunte in fase di trasformazione industriale) capaci di scatenare il sintomo doloroso. Per fare un esempio, alcuni additivi alimentari come i conservanti (il glutammato di sodio, che esalta i sapori di salse di pomodoro, formaggi, dadi per brodo e che ne favorisce anche la conservazione; oppure composti a base di zolfo, aggiunti al vino, alla frutta secca, al pesce conservato anche per evitarne un eccessivo e antiestetico imbrunimento), i coloranti, gli aromatizzanti. Altri alimenti contengono sostanze amminiche vasoattive (istamina, tiratina, dopamina, ecc.) in grado di provocare una dilatazione dei vasi cerebrali, alla quale segue un aumento del flusso sanguigno associato d un senso di congestione e di dolore. Stiamo parlando di pesci in scatola, crostacei, salumi, fragole, birra, formaggi fermentati, lievito, banane. Non dimentichiamo che alcune bevande come tè, caffè e cioccolata, spesso utilizzate per il loro effetto benefico sulla cefalea grazie al contenuto di caffeina, di teofillina e di teobromina (sostanze che provocano vasocostrizione cerebrale), possono paradossalmente scatenare la cefalea.

Un diario per capire meglio

Per comprendere l’origine del mal di testa e del contesto in cui si sviluppa, può rivelarsi molto utile annotare su un diario dopo ogni crisi alcuni elementi che, messi in fila e riletti a distanza di tempo, possono consentire a chi soffre e al medico curante di poter capire meglio quanto accade e di poter scegliere una strategia terapeutica più efficace. Non solo nell’ambito allopatico, ma anche e soprattutto quando si decide di affrontare questo problema con i rimedi omeopatici. I quali, com’è noto, vanno scelti valorizzando il più possibile non solo le caratteristiche fisiche, emotive e psichiche del paziente, ma anche le modalità con le quali si manifesta il mal di testa: pulsante, oppressivo, sopra l’occhio destro, prima del ciclo mestruale, dopo aver mangiato formaggi o bevuto alcolici, dopo una litigata, dopo aver preso il sole, quando il tempo è umido e freddo, se migliora al buio o stringendo con una fascia la fronte, ecc.).

Via il dolore con il rosmarino

In tanti anni mi ha ringraziato molte volte. Riempiendomi la casa di bellissimi quadri. Alberto (un nome di fantasia), sessantenne, mi aveva consultato per una cefalea assai fastidiosa, che gli impediva da anni di dipingere con piacere. Dipingere era la sua passione: aveva iniziato da giovane a coltivare questo meraviglioso modo di esprimersi e le sue opere erano ormai apprezzate non solo in Italia, ma anche in giro per il mondo. Aveva esposto, da solo o in manifestazioni collettive, in Germania, in Svizzera, in Austria, in Cile, in Brasile e in altri Paesi del mondo. Aveva perfino, da tempo, lasciato il suo lavoro di impiegato statale per dedicarsi all’arte. Che, naturalmente, gli dava dignitosamente da vivere. Ma adesso, con quel mal di testa, erano in pericolo non solo la tranquillità e il benessere personale, ma anche la stabilità economica. Ho saputo (e visto) molto tempo dopo, quando tutto si era risolto per il meglio, che quello fu il periodo “nero”: i quadri dipinti in quegli anni difficili erano solamente grandi macchie scure. Molto cari al suo autore, come tutte le cose che ci ricordano un periodo difficile della nostra vita, ma poco commerciabili. Insieme abbiamo rivisto in parecchi punti le abitudini alimentari (da buon emiliano, era un corpulento amante della tavola “grassa”, con notevoli ingorghi digestivi), introducendo anche qualche giorno di alimentazione ristretta a sole mele. Ho suggerito con convinzione di praticare regolarmente una sufficiente attività fisica (uno stimolo che ha consentito ad Alberto di riscoprire la sua vecchia ma trascurata passione per le camminate in campagna e in collina) e qualche pratica idroterapica (particolarmente adatta al carattere sanguigno di Alberto si è dimostrata la passeggiata mattutina a piedi nudi sull’erba del suo ampio giardino). Devo dire infine che la scelta della pianta medicinale adatta fu semplice (e, con il senno di poi, fortunata). Optai per il rosmarino, convinto soprattutto dalla necessità di sostenere l’attività del fegato, di migliorare e sveltire il processo digestivo e anche, perché no, di aiutare Alberto a ritrovare nuove energie fisiche e psichiche. Dopo la prima prescrizione (e dopo qualche contatto telefonico) non seppi più nulla di Alberto per diversi mesi. Finché un giorno me lo vidi comparire davanti: la pelle più chiara, qualche chilo di meno, senza più mal di testa e… con un quadro sottobraccio.

Regole d’oro

Per la prevenzione del mal di testa è opportuno che adottiate questi semplici accorgimenti:

  •  fate regolarmente un po’ di attività fisica
  • respirate aria pulita (il più spesso possibile)
  • eliminate dalla vostra dieta gli alimenti che si dimostrano problematici (vino, cioccolato, dadi per brodo, conserve, formaggi stagionati, ecc.)
  • adottate una dieta fisiologica basata su frutta, verdure, cereali integrali, legumi, semi oleosi
  • riducete e compensate lo stress
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