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Vivere Sano Prima Di Nascere

Vivere sano prima di nascere

La prevenzione nasce già durante la crescita del feto. Un dato ancora troppo trascurato dalla medicina. Scopriamo tutti gli elementi, dalla dieta alle emozioni sperimentate dalla madre, che influiscono sulla salute futura del bambino.

La placenta proteggeva in toto il feto e nulla poteva turbare quella condizione. Questa era la prima concezione riguardo la gestazione. Ma che il comportamento materno avesse effetti sul feto fu drammaticamente chiaro negli anni ’50 quando un farmaco antinausea (il talidomide) si rivelò teratogeno, causando la nascita di oltre 10mila bambini con malformazioni gravi.

Il dott. David Barker (29 Giugno 1938 – 27 Agosto 2013), medico ed epidemiologo inglese, intuì inoltre che shock nutrizionali, infezioni o emozioni violente potessero incidere sul destino del futuro neonato: non solo in termini di salute o malattia, ma anche sulle capacità cognitive e le malattie mentali.

Dal 1973, poi, alcuni medici definirono la sindrome feto-alcolica, dopo aver riscontrato anomalie comuni nei figli di madri alcoliste (fino a quel momento si ipotizzava che le malformazioni fossero di origine ereditaria).

Barker dunque si focalizzò sulla nutrizione delle mamme, cercando di stabilire una relazione tra carenze, carestie ipernutrizione o malnutrizione e la salute dei figli.
Osservò che ad esempio l’eccesso di peso nella madre (incremento ponderale di 16 chili nei 9 mesi di gestazione) presuppone un rischio 4 volte maggiore di avere figli obesi a 3 anni.

Già alcune ricerche avevano segnato la direzione che Barker poi perfezionò. Gli studi fatti sulle popolazioni colpite dalla guerra e ridotte alla fame nei primi anni ’40, mostravano come il rateo di obesità nei soggetti in cui le mamme avevano subito la carestia nei primi mesi di gestazione era doppio: in una dieta materna povera di grassi il feto si organizza per produrne di più  predisponendosi però ad arteroscelrosi negli anni successivi.
Una insufficienza di proteine e un eccesso di carboidrati raffinati invece mostrava un aumento di possibilità di ipertensione a partire dai 40 anni.

Gli studiosi poi, seguendo queste intuizioni si concentrarono anche sulla qualità dei cibi: l’esposizione fetale ad un eccesso di zuccheri semplici aumenta il pericolo di condizioni come ipertensione, trigliceridi alti e colesterolo cattivo.
Allo stesso modo le carenze della dieta materna (da studi fatti su 16 mila individui nati tra il 1911 e il 1930 da Barker sui ratei delle malattie cardiache) possono causare deficit fisici nell’organismo del feto, che devierebbe le risorse disponibili prima al cervello, a scapito però degli altri organi provocando malattie renali, cardiache, metaboliche, polmonari e immunitarie nei soggetti.

Ma oltre all’alimentazione, ad oggi, si sa per certo che anche lo stile di vita di entrambi i genitori condizionerebbe la vita del nascituro: i problemi che si potrebbero verificare vanno dalle malformazioni ai tumori infantili. I fattori di rischio sono molteplici.

  • Il vizio del fumo,
  • l’esposizione a sostanza tossiche (come i pesticidi), ai gas di scarico e ai vari prodotti chimici industriali come i solventi (che in particolare sembrano essere collegati con il rischio di spina bifida). Una ricerca apparsa sulla rivista the Lancet nel 2006 forniva un elenco di ben 202 sostanze chimiche capaci di interferire negativamente sul cervello in via di sviluppo in utero.
  • L’assunzione di bevande alcoliche,
  • l’inquinamento.

Riguardo il fumo, ben 1 gestante su 4 fuma di nascosto per non incorrere nella riprovazione sociale. Negli Stati Uniti una su tre continua a fumare e 8 su 10 ricominciano dopo il parto esponendo il neonato agli effetti del fumo di seconda e terza mano (quello dei residui che si posano sulle superfici ambientali). Il 22% dei padri denuncia l’esposizione a sostanze tossiche per motivi professionali, il 10% maneggia regolarmente pesticidi.

I rischi ambientali non finiscono qui, uno studio condotto dal dott. Jordi Sunjer (direttore scientifico del Creal di Barcellona) in spagna su 2.500 donne in 5 città rivela che i bambini nati da donne vissute in aree inquinate hanno mostrato un lieve ritardo nello sviluppo neurologico.

Come fare per proteggere i nascituri dunque, se non partendo dall’educazione dei genitori riguardo i rischi che si corrono nell’esporsi a sostanze e stili di vita a rischio. E’ opportuno quindi continuare ad informarsi sulle sostanze che si maneggiano (sopratutto per i futuri papà), capire da quali medicinali è opportuno astenersi e dire basta alle cattive abitudini. 

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